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La Banda del Bukò nasce come esperimento di inclusione sociale tramite la musica. Il tentativo è stato quello di mettere su un ensemble musicale senza selezionare i musicisti che dovessero prendervi parte, tenendo le porte aperte e lasciando entrare chiunque avesse voglia di fare musica. L’esperimento è riuscito e principianti assoluti si sono trovati a suonare insieme a maestri di conservatorio, adolescenti hanno condiviso il palco con ultrasessantenni, in un mix inedito di energia. Per la Banda del Bukò l’elemento umano viene prima di tutto, la musica è una splendida conseguenza. Il progetto ha evidentemente destato anche l’attenzione di musicisti di caratura. Luca Aquino, trombettista di fama internazionale, ha deciso di scommettere su questa strana orchestra (una trentina di musicisti e musicanti senza direttore e con la folle idea di rovesciare le premesse dell’incontrarsi in musica) e di impegnarsi nella produzione del primo album della Banda del Bukò, Rosmarinus, presentato in occasione della serata inaugurale dell’edizione 2015 del prestigioso festival beneventano Riverberi, diretto dallo stesso Aquino. È nata così, collateralmente al festival, anche una nuova etichetta, denominata, per l’appunto, Riverberi, che con Rosmarinus esordisce nel mondo dell’editoria discografica.