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Rapper, sceneggiatore, attivista, giornalista, attore, scrittore freelance e soprattutto mematore da Genzano di Roma.
Credo che l'arte sia sempre politica e io la uso per lottare contro le ingiustizie, in particolare la sesta estinzione di massa. È ora che il rap ritorni alla sua natura militante visto che non possiamo più nascondere il dramma sociale nelle strade.
In scala macroscopica il capitalismo è anacronistico nell'era degli algoritmi: l'intelligenza artificiale permette di programmare l'economia come mai prima, razionalizzando gli sprechi di un sistema disfunzionale come il libero mercato tramite la pianificazione democratica dell'economia circolare: la proprietà privata non può sopravvivere alla crisi climatica.
Internet ha sciolto tutte le frontiere e non siamo mai stati così connessi, nel bene e nel male. Dobbiamo quindi costruire una globalizzazione post-coloniale e cerco di immaginarla con la musica come mi ha insegnato Battiato: il collasso ecosistemico non può essere affrontato dagli Stati nazionali.
Tutto questo richiede un cambio di paradigma culturale in direzione del post-umanesimo che incorporo attraverso l'aiuto di Google nella scrittura.
I tempi sono maturi per un nuovo 1968 e non possiamo permetterci di perdere stavolta. Io sono qua per lanciare l'assalto del rap all'egemonia culturale, anche perché io credo che la bellezza possa ancora salvarlo il mondo: sei dei miei?
Credo che l'arte sia sempre politica e io la uso per lottare contro le ingiustizie, in particolare la sesta estinzione di massa. È ora che il rap ritorni alla sua natura militante visto che non possiamo più nascondere il dramma sociale nelle strade.
In scala macroscopica il capitalismo è anacronistico nell'era degli algoritmi: l'intelligenza artificiale permette di programmare l'economia come mai prima, razionalizzando gli sprechi di un sistema disfunzionale come il libero mercato tramite la pianificazione democratica dell'economia circolare: la proprietà privata non può sopravvivere alla crisi climatica.
Internet ha sciolto tutte le frontiere e non siamo mai stati così connessi, nel bene e nel male. Dobbiamo quindi costruire una globalizzazione post-coloniale e cerco di immaginarla con la musica come mi ha insegnato Battiato: il collasso ecosistemico non può essere affrontato dagli Stati nazionali.
Tutto questo richiede un cambio di paradigma culturale in direzione del post-umanesimo che incorporo attraverso l'aiuto di Google nella scrittura.
I tempi sono maturi per un nuovo 1968 e non possiamo permetterci di perdere stavolta. Io sono qua per lanciare l'assalto del rap all'egemonia culturale, anche perché io credo che la bellezza possa ancora salvarlo il mondo: sei dei miei?