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La prima volta che ho sentito Riccardo cantare in piazza, senza palco con solo leggio e chitarra, scarpe consumate e persone sorridenti attorno, ho immaginato che la sua canzone fosse Up above my head.
E più lui cantava più continuavo a sentire Up above my head, I hear music in the air, I really do believe, Riccardo ha cantato per più di due ore un unico gospel variato in soul, blues, R&B, folk e il pubblico in cerchio applaudiva, quasi a cantare I really do believe.
Ho immaginato un ragazzo che ascoltando la musica si è modellato fin dentro alle ginocchia, da tenerle ferme quando suona, spalle strette, gesti mai scomposti, occhi semichiusi e la faccia sincera e gentile in avanti.
Come se tutta quella musica ascoltata lo spingesse fuori, quasi involontariamente, a cercare la sua voce per il suo confine.
Per questo mi piace immaginare che qualcuno si alzi una mattina e gli venga da telefonare in ufficio: Non stai bene? No, sto fin troppo bene, oggi ho deciso che vado a sentire Riccardo
E più lui cantava più continuavo a sentire Up above my head, I hear music in the air, I really do believe, Riccardo ha cantato per più di due ore un unico gospel variato in soul, blues, R&B, folk e il pubblico in cerchio applaudiva, quasi a cantare I really do believe.
Ho immaginato un ragazzo che ascoltando la musica si è modellato fin dentro alle ginocchia, da tenerle ferme quando suona, spalle strette, gesti mai scomposti, occhi semichiusi e la faccia sincera e gentile in avanti.
Come se tutta quella musica ascoltata lo spingesse fuori, quasi involontariamente, a cercare la sua voce per il suo confine.
Per questo mi piace immaginare che qualcuno si alzi una mattina e gli venga da telefonare in ufficio: Non stai bene? No, sto fin troppo bene, oggi ho deciso che vado a sentire Riccardo