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La versione libera del Jazz Manouche” La Repubblica, 25/09/2022
Sta per compiere un secolo di vita il jazz manouche, il genere inventato da Django Reinhardt che mette in primissimo piano gli strumenti a corda, soprattutto le chitarre, secondo uno stile preso dagli zingari sinti, etnia di cui faceva parte. E non a caso si parla anche di “jazz gitano”. Una musica divertente, ritmatissima, che però a volte resta confinata al repertorio ideato dal suo creatore e a pochi altri.
Problema risolto con i Four On Six, inediti e rivisitazioni che nulla hanno a che fare all’origine col manouche, ma sono state riadattate in modo sorprendente per il pubblico.
Non mancano gli omaggi alla tradizione italiana riproposti in chiave jazz. E così si va dalle arie del Barbiere di Siviglia e della Traviata e alle colonne sonore che Nino Rota scrisse per vari film, in particolare quelli di Fellini.
Il risultato è spesso travolgente e ha dato ai Four On Six successi anche in giro per l’Europa ( Francia, Belgio, Spagna, Svizzera, Svezia e Danimarca, dove hanno avuto applausi a scena aperta al Copenhagen Jazz Festival) e per il mondo ( Corea del Sud, Giappone e Taiwan). Il manouche insomma li ha portati un po’ dappertutto, con centinaia di concerti. Stasera eccoli nella loro città. E per festeggiare, presenteranno in anteprima alcuni brani del nuovo album in uscita nel 2023.
Sta per compiere un secolo di vita il jazz manouche, il genere inventato da Django Reinhardt che mette in primissimo piano gli strumenti a corda, soprattutto le chitarre, secondo uno stile preso dagli zingari sinti, etnia di cui faceva parte. E non a caso si parla anche di “jazz gitano”. Una musica divertente, ritmatissima, che però a volte resta confinata al repertorio ideato dal suo creatore e a pochi altri.
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Non mancano gli omaggi alla tradizione italiana riproposti in chiave jazz. E così si va dalle arie del Barbiere di Siviglia e della Traviata e alle colonne sonore che Nino Rota scrisse per vari film, in particolare quelli di Fellini.
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